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01

ott
2008

In Le mie pubblicazioni

Lo sviluppo dell’Africa tra globalizzazione e sostenibilità

On 01, ott 2008 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

 

LIVORNO. Si è aperto ieri a Taormina, il Forum internazionale “Lo sviluppo dell´Africa: un´opportunità per l´Europa, l´Italia e la Sicilia”. Promosso dalla Fondazione Banco di Sicilia e realizzato da The European House – Ambrosetti, il Forum ha l´obiettivo di esplorare nuove possibili relazioni strategiche ed economiche tra Africa e Europa e di favorire l´avvio di concrete iniziative di business in grado di coinvolgere player di entrambi i Continenti.

Numerose le personalità ospiti del dibattito: dall´ex primo ministro spagnolo Jose´ Maria Aznar al Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, a Kathleen Kennedy della JFK Foundation, dai governatori Raffaele Lombardo e Roberto Formigoni al matematico e pioniere del Supercomputer Philp Emeagwali. Già nella prima giornata di ieri gli interventi sono stati abbastanza controversi, evidenziando contrapposte idee e filosofie da parte dei diversi oratori sul futuro sviluppo del continente africano. Se per esempio lo scopo del forum era quello di evidenziare le potenzialità del sistema Europa-Italia-Sicilia c’è stato sin da subito chi ha rotto le uova nel paniere: «La Cina è diventata il player principale nel mercato africano e l´Europa continua a svolgere un ruolo marginale». Lo ha detto il Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello «La Cina – ha ribadito – ha adottato una strategia importante in Africa con interventi sul sistema dell´agricoltura, delle infrastrutture, della formazione e della sanità. I cinesi si presentano con interventi concreti e a questo accompagno una capacità imbattibile di concretizzare gli accordi su energia e altre risorse africane».

Secondo Lo Bello, che è anche Presidente del Banco di Sicilia, «il rischio è che il continente africano nei prossimi anni diventi il terreno di confronto di due potenze, la Cina e gli Usa e l´Europa ha un ruolo marginale». Lo Bello non ha risparmiato le critiche all´Italia che “è ancora un po´ in ritardo” nei rapporti con il continente africano, ma «l´Africa non è più marginale, oggi ha ritrovato una sua centralità in un cambiamento importante degli scenari internazionali». Di tutt’altro tono invece l’intervento del sottosegretario D’Urso. «Il governo è pronto a scommettere sull´Africa come non è mai stato fatto prima – ha detto il rappresentante del governo italiano – I dati drammatici sulla crisi alimentare emersi al recente meeting mondiale della Fao di Roma sono una testimonianza del prezzo pagato dall´Africa alla globalizzazione. Ma l´Africa è anche il continente delle nuove opportunità. Consapevole di ciò, l´Italia intende recuperare il tempo perduto attraverso il Piano Africa. Un programma biennale – ha spiegato il sottosegretario – che prevede investimenti nel continente e che si svilupperà con missioni settoriali e asset specifici. Tre gli obiettivi del piano: approvvigionamento di materie prime, ricerca di nuovi mercati e potenziamento del turismo».

Di tutt’altra visione l´ex premier spagnolo, José Maria Aznar: «L´Africa si trasformerà in un partner per l´Europa? No, non diventerà un partner se l´Ue continuerà ad attuare le politiche attuali. I rapporti Europa-Africa sono un aspetto fondamentale che purtroppo è rimasto fuori dal dibattito», ha detto, sottolineando come «l´Africa continua ad esser considerata come un problema per l´Europa e vista con idee quasi coloniali. L´Europa sembra ancorata al passato e paradossalmente sono stati gli Usa e la Cina a vedere al di là degli europei, basta fare un giro nei Paesi africani».

Secondo Aznar, molti politici europei «non conoscono la realtà economica dei Paesi africani e l´Africa soffre di poca globalizzazione e per questo – rivolgendosi ai presenti al forum, ha chiesto: Voi credete che l´Africa soffra di un eccesso di affluenza di capitali esteri, di multinazionali? Penso che all´Africa – ha sottolineato – piacerebbe essere piena di multinazionali: questo è uno dei suoi maggiori problemi. L´Africa – ha incalzato – chiede la globalizzazione così come la chiedono i Paesi più poveri del pianeta».

Sulla necessità che una politica degli investimenti in Africa sia improntata alla consapevolezza dei problemi e alla conoscenza delle esigenze del continente hanno insistito anche altri relatori internazionali presenti al Forum. Tra questi, Kathleen Kennedy, figlia di Bob, ha messo l´accento sull´importanza di guardare all´Africa con umiltà, concetto su cui il padre aveva puntato nel suo discorso in Sud Africa nel ‘66. Ed umiltà significa anche considerare l´Africa un continente come tutti gli altri, secondo il politologo americano Edward Luttwak. ´´Il primo grave errore che si fa – ha detto – è considerare l´Africa diversa. L´Africa, invece, deve svilupparsi come hanno fatto cinquant´anni fa tanti altri Paesi´´. Alla faccia dello sviluppo sostenibile….

Aldo Ferretti

http://greenreport.it/web/archivio/show/id/15819

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