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15

ott
2012

In Le mie pubblicazioni

U.S.A. e getta? La Coca Cola “pensiona” definitivamente la bottiglia in vetro

Con questo articolo Aldo Ferretti ricomincia la sua collaborazione con greenreport.it

On 15, ott 2012 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

di  Aldo Ferretti

Finisce oggi un’era: è uscita definitivamente di produzione negli Stati Uniti la bottiglietta in vetro da 6,5 once della Coca Cola (quella classica che ha reso famoso in tutto il mondo il marchio della multinazionale di Atlanta), equivalente più o meno ai nostri 25 cl.

Dal 1932, la Coca-Cola Bottling Co. di Winona, Minnesota, aveva prodotto le piccole bottiglie di vetro e per soddisfare il fiorente mercato interno statunitense, non era di certo l’unica, infatti per circa 40 anni, dal 1915 al 1955, l’unico modo in cui si poteva avere una Coca-Cola era in una di queste bottigliette di vetro in rilievo. Poi vennero altri tipi di contenitori, dalla lattina fino alla plastica e la produzione originaria scese vertiginosamente e già da diversi anni era rimasta l’unica azienda americana a continuarne la produzione.

Poi la settimana scorsa la svolta ufficiale e definitiva: dal 9 ottobre, sono iniziate le procedure per chiudere le linee di produzione, dai forni al packaging.  L’ultimo lotto esce proprio oggi, circa 6.000 bottiglie, l’ultima delle quali (già valutata oltre i 2.000 dollari di valore) sarà ospitata presso il Coca-Cola World Museum di Atlanta. Anche le altre bottiglie del lotto difficilmente andranno alla grande distribuzione: appena sparsa la notizia, si è scatenata la corsa al “cimelio” e appassionati di tutto il mondo stanno ordinando la propria confezione, prezzo medio di 20  dollari a bottiglia (quando fino alla settimana scorsa era considerata un banale “vuoto a rendere” del valore di 20 cent).

Il motivo per l’abbandono del vetro è dovuto esclusivamente a fattori economici: nonostante la collaudata procedura del vuoto a rendere (quindi neppure riciclo, ma riuso a tutti gli effetti!) i meccanismi di raccolta, lavaggio, imbottigliamento, etichettatura e imballaggio erano diventati non competitivi rispetto alla commercializzazione della Coca Cola in lattine (alluminio o acciaio) e plastica (PET o PE).

Questa “scelta di produttività” comporta delle inevitabili conseguenze ambientali (oltre che occupazionali, almeno per i dipendenti della azienda di imbottigliamento). In questo modo una delle più grandi multinazionali del settore alimentare (beverage & food) abbandona definitivamente la politica del riuso (la più sostenibile in assoluto dal punto di vista della LCA analysis) per indirizzarsi esclusivamente verso quella dell’usa e getta. E se pur è vero che le lattine o le bottiglie di plastica sono interamente riciclabili è anche vero che negli Usa la percentuale di raccolta differenziata è a livelli di terzo mondo (con sensibili differenze tra stato e stato, contea e contea, ma la media nazionale è quella….) ed in ogni caso il riciclo è un processo industriale, com’è noto, non immune da costi ambientali ed economici, per cui una buona parte di questi imballaggi finiranno inevitabilmente in discarica.  A tal fine può risultare interessante  il contatore in tempo reale che appare in questo sito web: http://www.container-recycling.org/

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