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04

set
2008

In Le mie pubblicazioni

Internet motore dello sviluppo?

On 04, set 2008 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

LIVORNO. Sono sempre più gli studiosi di economia che puntano sulla rivoluzione digitale come motore dello sviluppo globale e come strumento per ridurre la diseguaglianza tra ricchi e poveri. Recentemente l’economista Jeffrey Sachs (autore, tra gli altri, di “La fine della povertà”, Mondadori editore di cui parla oggi Nova) ha messo in correlazione la diffusione della telefonia cellulare (e la sua integrazione con il web) con le possibilità di sviluppo locale proprio nelle aree più remote e sventurate del pianeta. Prima di lui questo argomento era stato affrontato anche da John R. McNeill, nel suo libro “Qualcosa di nuovo sotto il sole. Storia dell´ambiente nel XX secolo” (Einaudi editore) in cui si riassume le motivazioni che hanno portato i grandi e repentini cambiamenti sociali, economici ed ambientali sul pianeta: il grappolo delle città a carbone, il grappolo delle città a motore, il grappolo della genetica e byte.

Ognuno di questi periodi storici è stato caratterizzato dallo sviluppo di una tecnologia che a “grappolo” ha condizionato anche il modus vivendi della civiltà ad essa collegata (possiamo aggiungere che con il dumping ecologico anche le altre civiltà/popolazioni ne hanno comunque risentito, vedi l’effetto serra o il buco dell’ozono…). Se l’avvento dell’informatica e della digitalizzazione dell’economia porta ad una sempre maggiore espansione di strumenti tecnologici collegati in rete, si pensa che la dematerializzazione dei prodotti da una parte e la diffusione di hi-tech in ogni angolo del pianeta (resi sempre più accessibili dai costi sempre più contenuti) possa contribuire a diminuire l’impatto ambientale dei processi produttivi ed inglobare un numero sempre crescente di persone (utenti) al fine di ridurre drasticamente il digital divide.

Tuttavia questo potrebbe sì alfabetizzare tecnologicamente un numero maggiore di persone altrimenti escluse dal mercato, ma anche aumentare sempre più il divario tra chi ha accesso alle nuove tecnologie e chi non ce l’ha. Inoltre rende sempre più dipendente dal mercato un numero maggiore di individui, trasformandoli sempre più in consumatori globali, invece che cittadini globali. Inoltre il ragionamento degli economisti non tiene conto di due aspetti che hanno una valenza prioritaria per la sostenibilità ambientale dello sviluppo del “grappolo dei byte”: il primo nodo da sciogliere è la reperibilità dell’energia elettrica. Mentre molti strumenti digitali possono dialogare via etere (cellulari, palmari, PC, radio, TV, ecc), quindi essere “raggiungibili” anche in lande desolate, l’alimentazione elettrica è ancora esclusivamente via cavo, per cui una parte di popolazione rimarrà necessariamente esclusa o quantomeno ritardata (basti pensare che tutt’oggi, a pochi km da noi, nei Balcani, in Paesi come l’Albania o il Kosovo, la fornitura di energia elettrica è razionata ed in alcuni villaggi non esiste proprio l’allaccio. E parliamo di Europa, non foresta amazzonica!).

L’altro nodo da sciogliere è quello, già ampiamente affrontato da greenreport, dei flussi di materia sempre crescenti (e sempre meno considerati) a valle dei quali ci sarebbe anche un lieve problema di smaltimento dei prodotti che, complice l’obsolescenza programmatica e software aggiornati di continuo per far funzionare i pc diventano inutilizzabili nel giro di pochi mesi, stanno invadendo proprio i paesi in via di sviluppo. Occorre quindi essere consapevoli che anche il grappolo della tecnologia digitale, come quella del carbone e quella del petrolio, porterà sicuramente uno sviluppo accelerato, ma porterà anche delle conseguenze ambientali che già oggi possiamo facilmente ipotizzare.

Aldo Ferretti

http://greenreport.it/web/archivio/show/id/15318

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