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25

ago
2008

In Le mie pubblicazioni

La sostenibilità tra mercato delle ´certificazioni´ e leggi da rispettare

On 25, ago 2008 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

LIVORNO. Leggendo i giornali economici, si apprende quotidianamente di pregevoli iniziative che strizzano l’occhio alla sostenibilità. Fioriscono le attività di supporto, consulenza e marketing strategico per le imprese che vogliono dotarsi di sistemi di gestione compatibili con la salvaguardia ambientale e/o sociale. Questo avviene per un duplice motivo: da una parte perché le aziende tendono ad andare incontro alla crescente domanda, da parte dei clienti, di beni e servizi che possiedono una certificazione, un marchio, o comunque sia un riconoscimento (più o meno ufficiale o riconosciuto) di qualità ecologica o di rispetto dei lavoratori.

Dall’altra perché questi sistemi di gestione “sostenibili” garantiscono, nel medio lungo periodo, anche dei concreti risparmi economici, in quanto razionalizzano la spesa, sveltiscono e standardizzano le procedure (quindi fanno risparmiare tempo) e producono un valore aggiunto alla propria produzione, spendibile sul mercato della concorrenza. Di certo il mercato ha creato un vero “mercato” delle certificazioni: esistono le ISO e le SA 800 che hanno una ricaduta ed un prestigio universale, esistono le EMAS e l’Ecolabel privilegiate nel contesto europeo, esistono i vari premi (bandiere, vele, ecc) conferiti da singole associazioni in contesti nazionali e locali. Quello che sfugge alla gran parte dei cittadini (ma anche delle aziende e delle istituzioni) è che in alcuni settori questi comportamenti virtuosi non sono lasciati esclusivamente alla buona volontà o lungimiranza del singolo amministratore (pubblico o privato) ma sono imposti dalla legge o raccomandati dalle direttive europee.

Mentre quindi nel primo caso (prescrizioni normative) è obbligatorio un dato comportamento (esempio il GPP green public procurement, ampiamente inosservato dalla PA) nel secondo (direttive) è quantomeno auspicabile se si vuole entrare in contatto con Bruxelles (esempio possedere una EMAS è un titolo preferenziale nei bandi europei). Eppure se le istituzioni pubbliche sono obbligate per legge a rispettare una quota di acquisti verdi, (vedere il D.M. 8 maggio 2003, n. 203 “Norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo”) si è reso necessario un ulteriore atto (Decreto Interministeriale n. 135 dell´11 Aprile 2008 e pubblicato in gazzetta ufficiale n. 107 dell´8 maggio 2008) per dare la più ampia diffusione a questo strumento presso le Amministrazioni italiane.

Un ulteriore strumento, rivolto questa volta più alle imprese private, è stato fornito dall’elaborazione di linee guida da parte di un nuovo network (http://www.acquistiesostenibilita.org/) che ha stilato un vero e proprio decalogo a cui le aziende possono conformarsi per avere forniture rispettose dell’ambiente. Tuttavia (ed il dubbio è più che legittimo, nel nostro strano paese) si può correre il rischio di trovare delle aziende pubbliche o enti pubblici che aderiscono a questo decalogo (volontario) ignorando quanto prescrive una norma nazionale…

Aldo Ferretti

http://greenreport.it/web/archivio/show/id/15157

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