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30

ott
2012

In Pensieri in libertà

Global, no global, glocal…

Quanta retorica e quanta demagogia su questi termini

On 30, ott 2012 | No Comments | In Pensieri in libertà | By aldo

Il dibattito è tutto interno ai paesi OCSE: è meglio intervenire su scala globale, espandere il mercato e i suoi (millantati) benefici a tutto il pianeta, oppure è meglio procedere con lo sviluppo locale, con l’autodeterminazione dei popoli e il rispetto delle tradizioni? Oppure è meglio ancora una visione globale (tendente al mercato) ma infarcita con meccanismi di valorizzazione della tipicità locale (ma in questo caso a chi spetta decidere?). Proviamo invece a vedere la questione con un altro approccio, più pragmatico, attraverso due situazioni reali ed oggettive che dimostrano come le cose siano un pochino più complicate di come ce le immaginiamo standocene beatamente in Europa…

Africa equatoriale. Oggi è un giorno particolare al villaggio. Il tramonto da queste parti è mozzafiato, il cielo ha mille colori e in lontananza l’orizzonte evoca figure oniriche. In sottofondo si odono i canti. Si percepisce un’aria particolare, tra il solenne e la festa, gli uomini sono intorno al fuoco, adornati nei loro sacri costumi. Un gruppo di giovani, tatuati ed eccitati, esegue danze tribali. Le donne sono in disparte ma incitano il rito con ossessive modulazioni vocali. I più piccoli sono in prima fila, sorridono ed assistono divertiti. Arrivano le fanciulle, pressoché bambine, iniziano una cerimonia sotto lo sguardo vigile degli anziani. E’ veramente tutto molto bello e coreografico. Sembra di vedere un documentario di Discovery Channel. Questo angolo di paradiso sembra rimasto intatto, qui la nostra civiltà non ha ancora fatto danni.
GLOBAL O NO GLOBAL?

Oggi è un giorno particolare al villaggio. Alla cerimonia, fra tutte le fanciulle, l’attenzione ricade sempre sulla stessa. Lei sa che è arrivato il momento che ha sempre aspettato. All’apice del folklore, all’improvviso le danze si interrompono, i canti diventano silenzio. I bambini, confusi, smettono di sorridere. Le madri si fanno scure in volto e gli uomini diventano seri. La bambina viene accompagnata in una capanna, inizia a piangere. Oggi è il giorno della sua infibulazione. GLOBAL, NO GLOBAL o GLOCAL?

Africa orientale. Sabbia, ciottoli, detriti, polvere. Ovunque. Un altipiano desertico non è roba da signorine. Finalmente il villaggio. La fuoristrada dell’organizzazione umanitaria si ferma, orgogliosa di aver sopportato il difficile ed aspro tragitto. Immediatamente un nugolo di bambini la circonda e a stento i passeggeri riescono a scenderne. Da queste parti le automobili sono una cosa rara. Oggi è convocata la riunione dei capifamiglia per discutere sulla destinazione degli aiuti allo sviluppo destinati per quella area da un importante Governo straniero. Non ci vuole molto a raggiungere un accordo: la priorità è l’acqua. L’unico pozzo ancora in funzione dista 5 km dal villaggio, tutti i giorni le donne in carovana camminano sotto il sole per andare a riempire gli otri. Senza acqua non si abbeverano gli animali, non si coltiva nulla. Non c’è vita! La fuoristrada riparte con il suo carico di soddisfazione per la capitale, ottenuto l’appoggio del villaggio e delle autorità locali, la costruzione di un’altra condotta idrica è ormai cosa fatta…. GLOBAL, NO GLOBAL o GLOCAL?

Sabbia, ciottoli, detriti, polvere. Ovunque. Ma alla fine i lavori sono terminati. Un serpente metallico ora si snoda nel deserto, rigonfio di quel prezioso liquido tanto agognato. Basta aprire un rubinetto e nel centro del villaggio sgorga acqua potabile. Il miracolo è compiuto. Tutti si congratulano: bravi, bel lavoro, grazie mille, che iddio vi benedica e vi protegga. La fuoristrada riparte, per l’ultima volta, verso una nuova destinazione, alla ricerca di un’altra mission. GLOBAL, NO GLOBAL o GLOCAL?

Sabbia, ciottoli, detriti, polvere. Ovunque. Sono passati 3 anni dall’inaugurazione dell’impianto. La fuoristrada ritorna, si ferma, ed ancora una volta i bambini festanti accorrono e la circondano. Succede spesso che i donatori e le grandi agenzie internazionali commissionino indagini di monitoraggio degli aiuti umanitari. Si riunisce quindi di nuovo il consiglio del villaggio. Questa volta ci sono anche le donne. E si fanno sentire, scatenando sia le ira che l’imbarazzo degli uomini. Sono indignate, esasperate, sembrano stressate. Da quando c’è la condotta idrica loro sono state praticamente recluse in casa. In questa zona arida del mondo, le occasioni di socializzazione per il genere femminile non sono così frequenti come in Italia. Le madri, le moglie, le figlie, devono stare in casa, accudendo i mariti, i figli e gli anziani. Non vanno a caccia, non vanno alle riunioni, non vanno nei luoghi di culto. L’unica occasione per uscire di casa era legata al ciclo dell’acqua. Quelle lunghe e rituali camminate sotto il sole, con le otri prima vuote poi piene, consentivano di parlarsi, confidarsi, socializzare. Ma anche di farsi ammirare, di ammiccare con un velato sorriso, con un pudico sguardo. Oggi non escono più, sono regredite allo stato di mere schiave delle mura domestiche. La fuoristrada riparte ora col suo carico di angosce. GLOBAL, NO GLOBAL o GLOCAL?

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