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19

ago
2008

In Le mie pubblicazioni

Medaglie d´oro, miniere e flussi di materia

On 19, ago 2008 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

LIVORNO. “We operate globally to provide the natural resources essential for the world´s economic and social development, now and into the future”. Questa è la mission aziendale di Bhp Billiton, la più grande multinazionale globale operante nel settore minerario, che ieri ha annunciato utili e dividendi da brivido (l’equivalente del Pil di paesi come Liberia o Ghana, tanto per fare un esempio). Lo slogan (operiamo globalmente per fornire le risorse naturali essenziali per lo sviluppo economico e sociale del mondo, adesso e nel futuro) è di quelli che mascherano fatti e situazioni ben più complicate e complesse di quanto il patinato e tranquillizzante sito internet aziendale voglia far credere.

Dietro a questo boom economico (il settimo anno di crescita dei profitti) ci sta lo sfruttamento di bacini minerari in tutti e quattro gli angoli del mondo (39.000 dipendenti in 100 siti sparsi in 25 nazioni). Del resto possono giustamente vantarsi di essere i principali fornitori delle materie primi necessarie alle realizzazione delle medaglie olimpiche (anche in maniera un po’ spavalda, citando cifre che a noi fanno invece rabbrividire: “per far vincere i sei grammi della medaglia d’oro al sollevamento pesi noi abbiamo sollevato 472,5 kg di materia”).

Tuttavia, nonostante il prezzo delle materie prime globali siano in diminuzione (circa del 10%) il settore minerario, quindi la Bhp, va in controtendenza, grazie al traino di paesi ad economia emergente e soprattutto (tanto per cambiare…) della Cina. La forte e crescente richiesta di elementi quali il manganese, argento, rame, piombo, nickel e alluminio, indispensabili allo sviluppo di questi paesi, fa ben sperare le borse di tutto il mondo, che rinnovano la fiducia a questo colosso minerario, che tra l’altro vanta leadership non secondarie anche nel settore energetico (uranio e gas) nonché nei diamanti e nel titanio.

Certo i numeri sono impressionanti, non solo per gli azionisti ma anche per gli ambientalisti. In un solo giorno la Bhp Billiton smuove 60.000 tonnellate di terra; in un solo sito (Mt Whaleback in Western Australia), in un solo anno (2007) sono state sollevate più di 22 milioni di tonnellate di minerale grezzo. L’impatto ambientale del proprio “core business” è riconosciuto dalla stessa azienda che riconosce vari rischi e criticità dovute alla propria azione (citiamo testualmente: emissioni di gas e particolato, consumo di acqua ed impatto sulle falde idriche, uso di prodotti tossici e nocivi, impatto sul suolo e distruzione di habitat, alterazione della biodiversità terrestre, marina e delle acque superficiali, impatti indiretti derivati dal trasporto, dai servizi acquistati, affittati o forniti….).

Di fronte ad un simile “rischio” ci vorrebbe almeno la decenza di togliere dalla mission la frase che richiama allo sviluppo sociale del mondo.

Aldo Ferretti

http://greenreport.it/web/archivio/show/id/15075

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