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13

ago
2008

In Le mie pubblicazioni

E-book, falso mito della società dell´informazione

On 13, ago 2008 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

LIVORNO. Ieri Wall Street ha avallato definitivamente la nascita dell’e-Book, il libro che non si sfoglia ma si “scrolla” (neologismo che sta ad indicare lo scorrimento delle pagine grazie alla rotellina del mouse). Il neonato gioiellino HiTech si chiama Kindle. E´ un lettore di libri elettronici in grado di contenere 200 titoli, ma con la memory card e il nuovo modello che arriverà a breve, diventeranno molti di più. Con questo nuovo prodotto la Amazon.com che lo produce e distribuisce ha fatto un balzo di + 9,41% alla borsa di New York. Secondo Citigroup, il Kindle potrebbe essere uno dei regali “top gadget” delle prossime festività, insieme all´iPhone 3G di Apple e stima che Amazon ne venderà fino a 380mila esemplari quest´anno, rispetto a una precedente previsione di 190mila pezzi. Per il 2010, le previsioni parlano di un miliardo di dollari di ricavi. Con queste premesse l’e-Book sembra diventare una solida realtà e un importante strumento a servizio della società globale dell’informazione. Fino a oggi il mercato dei lettori di e-Books ha stentato a decollare. Il fascino della carta ha arginato l’avanzata di prodotti come “Reader” della Sony. Anche Epson Seiko sta lavorando a un prototipo che, secondo indiscrezioni, sarà sottilissimo: appena tre millimetri.
La comunità tecnologica sul web ha accolto bene la novità. Secondo TechCrunch, «Kindle non è esattamente l’oggetto più elegante mai disegnato, ma racchiude in sé un’impressionante quantità di funzioni e può finalmente dare una svolta al mercato degli e-Book».

La vera novità è che Kindle non utilizza uno schermo retroilluminato, come gli altri lettori, ma una tecnologia chiamata “carta elettronica” in cui particelle di inchiostro sono disposte elettronicamente sullo schermo a formare le lettere. L’effetto, alla lettura, è quello di un foglio stampato in modo classico, con un affaticamento degli occhi nettamente inferiore. Gli ambienti universitari sono stati i primi ad apprezzare la nuova tendenza, risparmiando non poco sugli acquisti di libri che normalmente in un singolo semestre possono anche superare i 500 dollari. Anche in Italia, con il recente Decreto 112, si è aperta nella pubblica istruzione la strada che prevede una transizione verso l´e-Book.

In particolare la ministra Mariastella Gelmini ha introdotto la possibilità di scaricare da internet i libri di testo invece di acquistarli in libreria. Ma ovviamente non sono mancate le critiche. A parte che lo strumento on line, in quanto non filtrato, deve essere usato con precauzione dai più giovani, si crea una palese discriminazione, in quanto non tutte le famiglie posseggono un PC. Il costo per i genitori di dotarsi di un computer, di un abbonamento web, di una stampante e dei toner è senz´altro più elevato di quello dell´acquisto di un libro, uno strumento che gli studenti devono imparare ad usare e ad apprezzare, per la sua unicità.

E questo vale anche per il nuovo Kindle, che ovviamente consuma energia e necessita di collegamento telefonico di ultima generazione per scaricare i testi ed è quindi inaccessibile ai 3/4 della popolazione mondiale. Anche i sostenitori dello sviluppo sostenibile hanno i loro bei grattacapi. Infatti se inizialmente la dematerializzazione dell’informazione pareva che potesse portare indubbi benefici alla sopravvivenza delle foreste (per la produzione di cellulosa) e quindi a calmierare l’effetto serra, adesso, dati alla mano si è visto che negli ultimi dieci anni, nonostante il boom dell’elettronica e l’informatizzazione degli uffici, il consumo di carta non è diminuito ma bensì aumentato.

Per di più la diffusione di materiale HiTech comporta la produzione di scarti industriali e rifiuti urbani altamente tossici e nocivi (circuiti elettrici, pile e batterie, cristalli liquidi, ecc) che nessuno vuole smaltire vicino a casa sua. Inoltre, dato per acquisiti concetti come design, marketing ed obsolescenza programmata, è evidente come qualsiasi prodotto tecnologico sia destinato ad essere precocemente sostituito (per non dire buttato) con uno di nuova generazione, andando quindi a velocizzare i ritmi di fabbricazione e di conseguenza i ritmi di produzione dei rifiuti. Per cui è evidente che alla fine, per garantire una vera società globale dell’informazione il vecchio e caro buon libro rimane la soluzione più sostenibile dal punto di vista economico ed ecologico (anche perché difficilmente lo buttiamo dopo averlo letto….).

Aldo Ferretti

http://greenreport.it/web/archivio/show/id/15007

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