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26

nov
2012

In Le mie pubblicazioni

Nei paesi europei cresce l’export di rifiuti: una tendenza governata?

On 26, nov 2012 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

E’ stata recentemente pubblicata l’indagine dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) denominata “Movements of waste across the EU’s internal and external borders” nella quale si rileva come stia aumentando costantemente il tasso di esportazione dei rifiuti degli Stati membri dell’Ue, sia all’interno delle proprie frontiere (quindi scambi intraeuropei) sia al di fuori dei confini comunitari: un commercio finalizzato al recupero ma anche al mero smaltimento.

Secondo l’Eea tale incremento di tendenza all’esportazione è dovuta alle politiche sui rifiuti sempre più rigorose e armonizzate sia a livello di UE sia a livello dei singoli stati, i quali non hanno altre alternative se non dispongono delle strutture necessarie per riciclare o smaltire particolari tipi di rifiuti. Inoltre non bisogna sottovalutare le crescenti richieste di materiali riciclabili da parte delle economie  in forte espansione,  in particolare asiatiche.

«I paesi europei stanno esportando più rifiuti che mai», ha commentato il direttore esecutivo dell’Agenzia Jacqueline McGlade. «Il commercio di rifiuti non pericolosi può essere visto come ampiamente positivo se, come materiale da recupero, è trasportato in luoghi dove può essere meglio utilizzato, tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il quadro generale. In un mondo sempre più caratterizzato dalla limitata disponibilità di risorse, l’Europa in primo luogo ha bisogno di ridurre drasticamente la quantità di rifiuti che genera».

Certo è che quella dell’export di rifiuti si riveli quasi sempre come una non-scelta: un opzione da extrema ratio, sulla quale Paesi come il nostro ricadono sempre più spesso per l’inadeguatezza degli impianti presenti sul loro territorio, come quella di un mercato del riciclo non ancora sufficientemente maturo (e non opportunamente incentivato). Questo, quando proprio dall’Europa – a partire dagli ultimi indirizzi in materia di sviluppo industriale, proposti dal commissario europeo Tajani – si riconosce l’importanza e la vitalità della manifattura del riciclo come settore sul quale investire.

Le esportazioni di rifiuti di ferro, acciaio, rame, alluminio e nickel da parte degli Stati membri è raddoppiato tra il 1999 e il 2011, mentre le esportazioni  di rifiuti dalla lavorazione dei metalli preziosi e materie plastiche è aumentato di un fattore cinque.  L’aumento dei volumi delle esportazioni e l’aumento dei prezzi  sta contribuendo alla crescente importanza economica delle esportazioni dei rifiuti. Il valore di mercato dei rottami di ferro e le esportazioni di acciaio fuori dell’Unione europea è aumentato di un fattore otto tra il 1999 e il 2011, pari a 18 miliardi euro. Le esportazioni dei rottami di rame, alluminio e nichel è cresciuta di un fattore sei e gli scarti di metalli preziosi sono aumentati di un fattore pari a 15. Il valore delle esportazioni annuali verso l’Asia è cresciuto a un ritmo ancora maggiore.

Anche il commercio di rifiuti di legno è aumentato vertiginosamente. Dal 2003, le importazioni nell’Unione europea di legname di scarto hanno superato le esportazioni. Le importazioni sono essenzialmente imputabili sia alla grande richiesta del settore pannelli di truciolato sia alla domanda di produzione di energia da biomassa solida, in crescita di oltre il 50% tra il 1995 e il 2008.

Infine, dalla lettura del report si osserva che se il commercio di rifiuti non pericolosi destinati al riciclaggio può avere effetti positivi economici in ​​generale, il trasporto dei rifiuti provoca però impatti ambientali (come le emissioni di gas a effetto serra), effetti negativi che comunque sono spesso molto più limitati degli impatti ambientali legati alla lavorazione di materiali vergini.

Le esportazioni di rifiuti pericolosi sono invece cresciute del 131% nel periodo 2000-2009, mentre la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nella UE è aumentato del 28% nello stesso periodo. I flussi di rifiuti pericolosi tra paesi dell’Unione europea e tra paesi terzi è quasi triplicato tra il 2001 e il 2009, raggiungendo 8,9 milioni di tonnellate. Il più grande importatore, in questo caso, nel 2009 è stata la Germania (3 milioni di tonnellate), mentre il più grande esportatore sono stati i Paesi Bassi (2,8 milioni di tonnellate). La maggior parte di questi rifiuti è stata destinata al recupero sia di materia che di energia, e solo in minima parte smaltita in discarica.

Secondo le norme comunitarie è illegale la spedizione di rifiuti pericolosi da parte degli Stati membri dell’UE ai paesi che non sono membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): i vecchi computer, elettrodomestici e altre apparecchiature elettroniche (i cosiddetti Raee) devono essere raccolti e trattati separatamente.  Tuttavia, il rapporto stima che tra le 250.000 tonnellate e 1,3 milioni di tonnellate di prodotti elettrici vengano spediti fuori della Ue ogni anno in direzione dell’Africa occidentale e Asia, e che gran parte di essi sia falsamente classificata come ‘beni usati’, anche se in realtà non sono funzionanti. Queste merci spesso vengono successivamente trattate in condizioni pericolose e inefficienti, impattando negativamente  sull’ambiente e con seri rischi per la salute della popolazione locale.

Aldo Ferretti

http://www.greenreport.it/_archivio2011/index.php?page=default&id=19127&lang=it

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