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10

gen
2013

In Pensieri in libertà

Ambientalista a chi?

Il mondo visto da un oblò

On 10, gen 2013 | No Comments | In Pensieri in libertà | By aldo

Non c’è persona al mondo che non si definisca ambientalista, a cui non piaccia la natura incontaminata e paesaggisticamente integra. Già, però poi gli stili di vita e i comportamenti individuali (lasciamo perdere quelli collettivi) vanno in tutt’altra direzione e la coerenza va a farsi benedire: perfino i cacciatori si definiscono amici dell’ambiente, perché magari fanno presidio del territorio o raccolgono le cartucce da terra. Perfino i favorevoli all’energia atomica si definiscono ambientalisti, perché le centrali nucleari non producono effetto serra. Oppure quelli che non vogliono discariche e inceneritori per l’amor dell’ambiente e della salute (?), che però i rifiuti  li producono tutti i giorni e guai se la municipalizzata ritarda un giorno a svuotargli il cassonetto (o ritirare il sacco del porta a porta…).

Fatta questa premessa, mi stanno palesemente sui maroni gli ambientalisti seduti dietro una scrivania con l’aria condizionata accesa (o termosifoni accesi….) e ugualmente quelli che pensano che l’uomo possa disporre della natura a proprio piacimento per soddisfare tutte le proprie “esigenze”. Infine quelli che confondono l’educazione ambientale con l’educazione civica.

Ma del resto di cosa ci si stupisce? Lo sviluppo sostenibile è un ossimoro, la green economy è tutto ed il contrario di tutto (è ben noto come la sindrome NIMBY provochi contestazioni anche verso gli “impianti verdi”, come le fattorie eoliche, i parchi fotovoltaici, le centrali a biomasse, gli impianti di compostaggio…), come del resto la mera conservazione della natura (e del paesaggio) risulta essere una pulsione “reazionaria” all’evoluzione.

Non ho mai capito perché se in Toscana si è fatta sparire la macchia mediterranea (patrimonio di biodiversità) sostituendola con vigneti e oliveti (cioè monoculture a uso alimentare) per far fruttare economicamente la terra, tutti applaudono l’alto valore aggiunto (anche paesaggistico) di tale “arricchimento” mentre se in Indonesia si fa sparire la foresta pluviale (altro patrimonio di biodiversità) sostituendola con piantagioni di palma da olio (altra monocultura ad uso alimentare) per far fruttare economicamente la terra, tutti si scagliano contro tale “scempio”. Sono i misteri della fede (occidentale, pantofolaia e bigotta).

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