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25

mar
2013

In Le mie pubblicazioni

Vietare per legge l’obsolescenza programmata? In Francia ci stanno provando

Previsti fino a due anni di reclusione e multe di 37mila euro

On 25, mar 2013 | No Comments | In Le mie pubblicazioni | By aldo

In Francia, il gruppo parlamentare ecologista al Senato (con 10 seggi su 343) ha presentato la scorsa settimana un disegno di legge per la lotta contro l’obsolescenza pianificata e per facilitare la riparabilità dei prodotti. Il testo della proposta normativa potrebbe  venire integrato con la più ampia  “legge sul consumo” attualmente in discussione in Parlamento e di cui si prevede l’approvazione prima dell’estate.

Il testo si propone di dare una prima definizione di obsolescenza programmata – la più ampia possibile – includendo sia le strutture hardware che software: «Obsolescenza programmata è l’insieme delle tecniche con cui un produttore o importatore di beni si avvale deliberatamente per ridurre la durata o l’uso potenziale dei prodotti che commercializza, al fine di aumentare il loro tasso di sostituzione» come ad esempio l’introduzione intenzionale di un difetto, la debolezza o inutile fragilità dei componenti, le incoerenti limitazioni tecniche, l’impossibilità di riparazione, le incompatibilità software, ecc.

Queste strategie, attuate da parte dell’industria, potrebbero diventare un reato punibile con due anni di reclusione e una multa di 37.500 euro.

Il testo propone di prorogare il periodo legale di garanzia a tre anni per i beni commercializzati entro il 2014, elevati a quattro per quelli immessi nel mercato nel 2015 e cinque anni nel 2016, contro le attuali due in vigore al momento. Le associazioni di consumatori e quelle ambientaliste, consultate durante i mesi che hanno preceduto la stesura di questo progetto di legge, avrebbero voluto il termine legale di garanzia aumentato a dieci anni. «Abbiamo voluto trovare un compromesso», ha commentato Jean-Vincent Place, uno degli autori del disegno di legge in un’intervista al periodico “Actu-environnement”. 

«La maggior parte dei prodotti sono affidabili per almeno cinque anni, i produttori non dovrebbero essere particolarmente colpiti da questa misura. L’estensione di tale garanzia può anche essere un vantaggio competitivo», dicono i senatori ambientalisti. «Guardate la casa automobilistica Kia, che ha fatto dei suoi sette anni di garanzia un efficace argomento di marketing. E non è un caso che questo marchio stia facendo bene sul mercato oggi», aggiunge Jean-Vincent Place. Il testo prevede inoltre che le aziende abbiano un obbligo di  fornitura di ricambi necessari per la riparazione di un prodotto per almeno dieci anni, ma anche rendere disponibili le istruzioni di riparazione.

Questo disegno di legge implica un profondo cambiamento del modello economico attuale. Gli impatti positivi sono facili da indovinare: minor uso delle risorse, la riduzione della produzione di rifiuti, lo sviluppo dell’economia locale con micro imprese e artigiani dediti alla riparazione e manutenzione.

Lo studio Ademe del 2012 sul settore della riparazione in Francia – relativo al periodo dal 2007 al 2009 – indica che il numero delle imprese nella riparazione di beni di consumo (elettronica, elettrodomestici, calzature, orologi e gioielli) era sceso del 10%, mentre a partire dal 2009, forse a seguito della crisi economica globale, la tendenza ha cominciato a invertirsi, tranne per l’elettronica (-3%), dove l’obsolescenza programmata sarà più dura da combattere. Se il disegno di legge compirà il suo iter, le carte in tavola potrebbero però cambiare.

Aldo Ferretti

http://www.greenreport.it/_archivio2011/index.php?page=default&id=21105&lang=it

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