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04

giu
2013

In Pensieri in libertà

Ai mie tempi….

Si stava meglio quando si stava meglio.

On 04, giu 2013 | No Comments | In Pensieri in libertà | By aldo

Quando facevo le elementari io, qualche era glaciale addietro,  c’era il maestro unico. In seconda c’era l’esame.  In quinta c’era un altro esame. Non c’era informatica, non c’era inglese. C’era al massimo un’ora di religione. Quando entrava in classe il maestro, o un altro adulto, ci si alzava in piedi, per rispetto, non perché avevamo le emorroidi. Se uno prendeva un brutto voto, la mamma e/o il papà ti sgridavano di brutto. Se il maestro ti metteva una nota o ti faceva un richiamo, andava peggio,  i genitori si arrabbiavano di molto e scattava sicuramente una punizione (morale o corporale, dipende dalla gravità e dalla singola famiglia).

Al maestro bastava uno sguardo per farti stare buono e zitto sul banco.  Se volevi chiedere una cosa, alzavi la mano. Dovevi andare a scuola con il grembiule non perché fa chic ma perché ti proteggeva i vestiti dalle macchie, quindi era lungo, semplice e resistente.

A scuola ci andavi a piedi, i primi due anni accompagnato, ma dalla terza in poi eri abbastanza sveglio da andarci da solo, al massimo dovevi evitare di prendere le caramelle dagli sconosciuti. Non avevi cellulari, smartphone e zaini dei Gormiti (o delle Winx). Avevi la cartella, con dentro due (si, due)  libri e due (si due) quaderni.  A ricreazione giocavi a bandierina, nascondino  o ai quattro cantoni.  Socializzavi con tutti e prendevi inevitabilmente i pidocchi. Mamma ti aveva preparato pane e nutella o pane e mortadella. Se avevi sete andavi al bagno e bevevi dalla cannella (cioè dal rubinetto).

Se non studiavi ti bocciavano. Se non sapevi leggere e scrivere ti bocciavano. Se facevi casino ed eri agitato, ti bocciavano. Era un trauma, ma succedeva, e non moriva nessuno. Si ripeteva  l’anno e ci si dava una regolata. Anche perché si era un anno più grandi quindi un anno più maturi. E se non bastava un anno, si ripeteva anche il secondo. Era la scuola dell’obbligo, ma non c’era l’obbligo alla promozione.  In teoria potevi arrivare a 14 anni e non raggiungere la licenza elementare (nome ridicolo, ma si chiamava così).

Oggi nell’era della globalizzazione, ci sono più maestri per classe, non ci sono più gli esami, c’è l’inglese (this is a pen), l’informatica (questo è un  mouse), l’ora di religione è raddoppiata. Se entra il maestro in classe o un adulto, nessuno si alza. Se prendi un brutto voto, i genitori se ne fregano. Se prendi una nota o il maestro ti fa un richiamo, la colpa è dei maestri. E per farti superare il trauma della brutta figura ti comprano subito un nuovo gioco della Playstation.

Al maestro non basta neppure un acuto in sette ottave per farti stare zitto e buono, se vuoi chiedere qualcosa interrompi  spavaldamente e fai un po’ come ti pare. Vai a scuola con il grembiule firmato, corto e leggero, così ti sporchi ma chissenefrega, tanto lava la colf.

A scuola ti ci porta papà  con il Suv, fino a 18 anni, dopo lo guidi direttamente tu. Hai l’Ipad con il quale vai su facebook e chatti con il pedofilo di turno. A ricreazione non socializzi perché la tua classe è multietnica e i tuoi genitori ti hanno detto che certa gente è meglio non frequentarla perché porta la SARS.  Se hai sete nello zaino (scusate, nel trolley) hai il Gatorade. Se hai fame hai la merendina bionica dell’ipermercato con tanto di gadget appiccicosi.

Se non studi ti promuovono lo stesso. Se non sai leggere e scrivere ti mandano dal logopedista. Se fai casino e sei agitato ti mandano dallo psicologo (se ti va bene) o ti danno lo Xanax (se ti va male). Oggi non ti bocciano neppure se lo implori in aramaico antico.  E alle superiori e all’università non cambia di molto.

PS: Le generalizzazioni sono sempre riduttive e antipatiche, ma è innegabile che quanto sopra non è proprio il frutto di una fantasia…

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