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20

apr
2014

In Pensieri in libertà

La diffamazione ai tempi di internet

C’è chi invoca nuove leggi più severe, ma il problema è un altro. Molto più grande.

On 20, apr 2014 | No Comments | In Pensieri in libertà | By aldo

Come osservava giustamente Beppe Severgnini sulla pagine del Corriere della Sera, diciamolo, una volta ancora: Internet ha messo nelle mani di tutti strumenti che, fino a pochi anni fa, erano riservati ai professionisti dell’informazione. Oggi chiunque può esprimere un commento in grado di arrivare dovunque in pochi secondi. Può pubblicare un’immagine, diffondere un video, registrare una protesta. Tutto questo ha un nome antico: progresso. Internet è una magnifica invenzione; ma è anche uno strumento potente che richiede comportamenti responsabili. C’è chi ha deciso di prendersi la potenza e rinunciare alla responsabilità.

E sono tanti, spesso – ma non sempre – nascosti dietro l’anonimato. Gli scalmanati logorroici, i farneticanti moralizzatori, i violenti semplificatori e gli esibizionisti crudeli non ce l’hanno con tizio o caio. Sono solo l’occasione di uno sfogo. Bastano un programma televisivo, un passaggio politico, un annuncio pubblico, una calamità, una vittoria o una sconfitta sportiva: e partono. Con la stessa furia, lo stesso linguaggio, la stessa irresponsabilità.

Esiste l’utente adulto e l’utente adolescente: è una questione di maturità, in questo caso, non d’età. La banalità di tanti argomenti, lo squallore di certi commenti, l’ironia fuori luogo, la cacofonia delle battute squallide: sono tutte prove della minore età della Rete. Stiamo imparando a usarla, come s’impara a usare un nuovo, fantastico macchinario. C’è chi aspetta di capirne il funzionamento, e chi rischia di fare e farsi male.

Nella realtà virtuale (sia web che social network) si è sottoposti alle stesse regole delle realtà vissuta. Una frase goliardica può far sorridere come può scatenare una querela di parte (in qualche occasione perseguibile anche d’ufficio).  Anzi, come ha ribadito l’altro giorno la Corte di Cassazione, non è neppure necessario citare o nominare direttamente il nome del soggetto diffamato per incorrere nel reato: basta che si capisca chi è, nonostante accorgimenti tipo giri di parole, eufemismi o parafrasi.

Insomma bisogna stare attenti a quello che si dice, dove lo si dice e come lo si dice. Non serve una nuova legge su internet, basta applicare quelle esistenti. Serve invece un po’ più di rispetto da parte di tutti gli internauti. Rispetto non significa legalità. Rispetto significa, tornando a Severgnini, maturità. Non è un caso, ad esempio che giorno dopo giorno sempre più aziende e organizzazioni stiano impedendo, attraverso filtri nei propri server, ai loro dipendenti e collaboratori di navigare sui social network (una volta si impediva solo l’accesso ai siti XXX).

Ognuno sente il bisogno di comunicare. Se non si comunica si ha quasi l’impressione di non esistere. E per farsi notare tra tutti (e saranno sempre di più coloro che avranno accesso alla rete), in mancanza di una buona dose di autostima,  si va sopra le righe (con foto, video, commenti, ecc.).  Abbiamo bisogno di sentirsi gratificati dall’etere, il che vuol dire che nella vita reale viviamo nella solitudine. Ci stiamo alienando da soli. Si chatta con gli sconosciuti ma in ascensore non diciamo neppure più buongiorno a chi ci sta difronte. Ecco il vero problema.  

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