Image Image Image Image Image
Scroll to Top

To Top

Sociale

Una persona che non ci sente, si chiama sorda. Una persona che non ci vede, si chiama cieca. Una persona che non parla, si chiama muta. 

Non udente, non vedente, diversamente abile,,,, sono tutti termini inventati da qualche buonista di turno per addolcire la pillola, per fare sembrare la vita meno una fregatura. Ma se non si va oltre alle modifiche del vocabolario, se le politiche sociali non si finanziano, se non si abbattono le barriere architettoniche,  se non si superano i veri pregiudizi, allora il politically correct nel mondo dei disabili diventa fastidioso.

Fatta questa necessaria premessa, è evidente che per sociale non si intende solo il mondo della disabilità ma tutto quell’universo assistenziale che dovrebbe accompagnare l’esistenza umana nei momenti più difficili e che invece troppo spesso ignoriamo, almeno fino a quando non ci tocca da vicino…

Nella mia vita professionale  mi sono occupato spesso di queste tematiche, sia a livello istituzionale (con incarichi pubblici) sia  a livello privato (cooperative sociali, onlus, ecc.). In particolare mi sono occupato di gioventù (centri di informazione e/o aggregazione giovanile, contrasto alle devianze, promozione della creatività, ecc.)  e di disabilità fisica e mentale (sostegno al privato sociale con consulenze,  fundraising, comunicazione, in particolar modo a cooperative sociali di tipo B, quelle che fanno inserimenti lavorativi di persone svantaggiate).

Per quanto riguarda le attività di volontariato nel sociale, non mi sono impegnato più di tanto, devo ammetterlo, ma non posso mica fare tutto io.… A parte le battute, mi piace solo ricordare, tra le poche cose fatte, una stagione come animatore in un ospedale psichiatrico in Albania. Roba da matti….